COSA è MATILDA?
A partire da giugno le letture animate del progetto “Matilda mi racconti una storia?” avranno luogo anche il mercoledì, sempre nella Sezione Ragazzi della Biblioteca Civica di Pordenone. Il grande successo di pubblico riscontrato quest’anno ha suggerito l’idea di raddoppiare gli incontri settimanali, anche grazie ad un maggior numero di volontari.
“Matilda mi racconti una storia?” è un progetto animato da un gruppo di lettori (all’interno del quale molti sono ragazzi e ragazze) che ha scelto di dedicare il proprio tempo libero a quest’attività. Le letture di libri per l’infanzia sono svolte da volontari, dotati di passione e doti comunicative, capaci di avvicinare i bambini alla lettura e al mondo dei libri. Il progetto “Matilda”, coordinato dalla prof.ssa Daniela Dose, si svolge il venerdì dalle 17.00 alle 18.30 nello spazio morbido della Sezione Ragazzi della Biblioteca Civica di Pordenone, mentre da giugno si aggiungerà anche il mercoledì, nei medesimi orari. Sempre nel mese di giugno nel Parco di San Valentino vi saranno inoltre le Storie colorate con le lettrici Domenica De Pin e Anna Mennillo (nei venerdì 7, 14 e 28, dalle 17.00 alle 18.00).
Il progetto “Matilda mi racconti una storia?” non è uno spettacolo, ma, come spiega la prof.ssa Daniela Dose, letture ad alta voce con lo scopo di “attivare un’educazione all’ascolto”. Nello spazio morbido della biblioteca di Pordenone si crea infatti un’atmosfera di spontaneità e naturalezza, frutto di un impegno costante e attento, alla base del quale vi è un pensiero e un modo di considerare il mondo della cultura e l’universo dell’infanzia. I volontari rispondono alle stesse regole dei bambini e siedono in mezzo a loro, realizzando un clima di immediatezza e di vicinanza ed evitando di creare il senso di distacco che può nascere in una lettura nella quale chi legge si trovi in piedi o seduto su una sedia. Le letture che si svolgono non avvengono però senza un’attenta fase di preparazione e di esercizio, poiché un risultato importante come la spontaneità dev’essere frutto di un profondo impegno. La prof.ssa Dose parla di vere e proprie “regole” alle quali devono attenersi i lettori: oltre al primo punto, ovvero lo stare seduti in mezzo ai bambini, vi sono vere tecniche che riguardano i tempi e gli spazi della lettura, piccoli trucchi per regolare la voce e la capacità di entrare in contatto con il bambino, come ad esempio l’uso dello sguardo. Il lettore è così capace di trasmettere se stesso e il bambino è portato ad entrare in relazione con lui, un risultato che non può avvenire in una lettura impostata come “spettacolo”.
La prof.ssa Dose esprime un altro concetto importante, ovvero il fatto che loro sono dei mediatori, poiché lo scopo del progetto è il benessere e per questo il ruolo del genitore è primario. Non vuol dire “scaricare” il figlio come si potrebbe fare lasciandolo davanti alla TV, ma partecipare attivamente, mettersi allo stesso livello (anche il genitore, sottolinea la Dose, dovrebbe togliersi la scarpe e sedersi insieme al figlio sul tappeto, annullando ogni senso di distacco) e fargli capire che si sta occupando di lui. Pertanto è la relazione con l’adulto un aspetto fondamentale del progetto “Matilda mi racconti una storia?”, una relazione che viene favorita, non ostacolata, e l’universo della letteratura contribuisce a questo scopo. Poiché, facendo avvicinare il bambino al libro, questi si abitua a considerarlo un elemento della vita quotidiana e non uno “spettacolo”.